Non so bene da dove cominciare.
Forse dalla cosa più semplice, quella che continua
a tornarmi in mente anche quando provo a pensare
ad altro: mi manchi.
Mi manca il tuo sorriso. Mi manca la tua voce.
Mi manca starti vicino, condividere le piccole
cose, trascorrere del tempo insieme senza dover
aspettare un'occasione speciale. Mi mancano
i nostri momenti, le nostre abitudini, quel
modo in cui alcune cose erano diventate
semplicemente parte della nostra vita.
Mi manca il venerdì. Mi manca sapere che
saremmo andati a mangiare fuori, come facevamo
sempre. Una cosa così semplice, forse perfino
banale se raccontata a qualcuno che non ci
conosce. Eppure, per me, dentro quella piccola
abitudine c'era qualcosa di grande: c'era
il nostro tempo, c'era la possibilità di
ritrovarci ancora una volta, c'era un pezzetto
di vita che apparteneva a noi.
È strano scoprire quanto spazio possano occupare
le cose normali quando non sai più se torneranno.
Non sono soltanto i ricordi importanti a fare
male. A volte sono proprio quelli più piccoli:
le cose che non avevi bisogno di fotografare,
di celebrare o di raccontare, perché pensavi
che avresti avuto altre occasioni per viverle.
E poi mi manca il futuro.
Mi manca poter fare progetti con te. Mi manca
immaginare quello che avremmo potuto costruire,
parlare di ciò che sarebbe venuto dopo, pensare
che i nostri giorni avrebbero potuto prendere
una forma nuova. Mi manca quella possibilità
che, dopo tanti anni, aveva cominciato a
sembrare finalmente qualcosa di concreto.
Penso alla casa che immaginavo nostra.
La vedevo come un posto in cui mettere le
nostre cose, ma soprattutto come un posto
in cui sentirci al sicuro. Entrambi. Un luogo
capace di accoglierci per quello che siamo,
di farci sentire protetti e amati, senza
dover dimostrare continuamente qualcosa.
Non sognavo soltanto di condividere uno spazio.
Sognavo la tranquillità di una vita insieme.
L'idea di poter costruire, giorno dopo giorno,
qualcosa che fosse nostro. Una casa che non
fosse perfetta, una vita che non fosse priva
di difficoltà, ma un posto in cui affrontarle
sapendo di poter essere vicini.
Forse è questo che mi fa più male: aver cominciato
a sentire quel futuro vicino e ritrovarmi adesso
a non sapere più dove collocarlo. Avevo dato
spazio a quell'immagine dentro di me. Avevo
cominciato a immaginare come sarebbe stato
trasformarla in realtà. E ora devo imparare
a stare in questo presente, in cui tante cose
che avevo pensato insieme a te sono rimaste
senza una risposta.
Quando penso a noi, penso anche a quanto sia
lunga la strada che ci ha portati fin qui.
Ci siamo conosciuti a un concerto, durante
una serata di tributo ai Pantera. Eravamo
ragazzi e non potevamo sapere che quell'incontro
sarebbe diventato l'inizio di una storia
capace di attraversare quasi vent'anni.
In tutto questo tempo siamo cambiati.
La vita ci ha portati in direzioni diverse,
ci sono stati allontanamenti e ritorni,
momenti in cui non eravamo insieme e momenti
in cui ci siamo ritrovati. Non so spiegare
davvero perché. A volte penso al destino,
ma non ho una risposta che riesca a contenere
tutto quello che siamo stati.
So soltanto che, in un modo o nell'altro,
le nostre strade si sono incrociate ancora.
E che negli ultimi quattro anni abbiamo
avuto qualcosa che, per me, vale moltissimo:
la possibilità di esserci davvero.
Abbiamo trovato un po' di pace e di amore.
Abbiamo avuto le nostre piccole cose, i nostri
momenti, i nostri venerdì. Abbiamo potuto
immaginare un futuro che non fosse soltanto
un pensiero lontano. E io non voglio che
il dolore di oggi cancelli la bellezza di
quello che abbiamo vissuto.
Perché tu, per me, non sei soltanto la persona
che oggi mi manca. Sei anche la persona che
ho conosciuto da ragazzo, quella che ho
ritrovato lungo il cammino, quella con cui
ho condiviso questi ultimi anni e con cui
ho cominciato a immaginare una casa.
Amo la tua dolcezza. La tua sensibilità.
Il tuo modo altruista di essere. Sono parti
di te che porto con me e che non hanno
bisogno di essere trasformate in grandi
dichiarazioni per avere valore.
Ci sono cose di una persona che impari a
riconoscere nel tempo, al di là delle parole.
E quando qualcuno è stato importante per
così tanti anni, non riesci a racchiuderlo
in una sola definizione, in un solo ricordo,
in un solo momento.
Tu, per me, sei una storia lunga quasi
vent'anni. Sei il ricordo di come tutto
è cominciato e la realtà di ciò che abbiamo
vissuto molto tempo dopo. Sei le cose che
abbiamo condiviso, i progetti che abbiamo
fatto, la speranza di una casa che fosse
finalmente nostra.
E sei anche questo presente difficile,
in cui devo imparare a rispettare una
distanza che non avrei voluto e a convivere
con domande alle quali non so rispondere.
Non scrivo queste parole con uno scopo preciso,
le scrivo perché ho bisogno di dare un posto
a tutto questo. Perché ci sono sentimenti
che non scompaiono soltanto perché non sai
dove metterli. Perché non voglio fingere
che questi quattro anni siano stati poco..
Vorrei ricordarmi anche la felicità.
Vorrei ricordare che, dopo tanto tempo,
siamo riusciti a stare insieme. Che abbiamo
avuto una quotidianità, delle abitudini,
dei progetti. Che per un tratto di strada
abbiamo potuto immaginare un futuro comune
e credere nella possibilità di costruirlo.
Ti ho amata dentro tante versioni della mia
vita. Quando eravamo ragazzi e tutto doveva
ancora cominciare. Negli anni in cui le
nostre strade hanno preso direzioni diverse.
E in questi ultimi quattro anni, in cui
ho potuto condividere con te una parte
importante della mia quotidianità.
Non so se esista una parola capace di
spiegare tutto questo. Non so se sia stato
destino, se sia stata la vita o semplicemente
il modo in cui le nostre strade si sono
incontrate e separate tante volte.
So che è successo. So che ci siamo stati.
So che quello che ho provato è stato vero.
E se oggi mi manchi così tanto, è perché
non mi manca soltanto un'idea di te.
Mi manchi tu. La tua voce, il tuo sorriso,
la tua presenza. Mi mancano le cose che
facevamo e quelle che speravo avremmo
fatto ancora. Mi manca la possibilità
di guardare avanti e vederti accanto a me.
Forse, per adesso, devo imparare a lasciare
che queste parole rimangano qui. Senza
chiedere loro di darmi risposte che non
possono darmi.
Voglio soltanto che, quando il tempo avrà
cambiato il modo in cui guardo a questo
momento, io possa tornare qui e ricordare
che cosa abbiamo significato l'uno per
l'altra.
E che, qualunque cosa ci riservi la vita,
questi anni non sono stati soltanto tempo
trascorso. Sono stati una parte della mia
storia. Una parte che non voglio negare,
né ridurre al dolore di oggi.
Grazie per questi quattro anni insieme.
Per le piccole cose che erano soltanto
nostre. Per i venerdì, per i progetti,
per la possibilità di immaginare una casa.
Per aver condiviso con me un tratto così
importante del nostro cammino.
E grazie anche a quel ragazzo che, tanti
anni fa, ti ha incontrata a un concerto
senza sapere che quella sera sarebbe
rimasta legata a una storia tanto lunga.
Se potessi raccontargli tutto quello che
sarebbe successo, forse non riuscirebbe
nemmeno a crederci.
Io oggi non so dove ci porterà la strada.
Ma so che quella storia è esistita.
Con tutto quello che resta,
io.