Quasi vent'anni,
e ancora tu

Un piccolo posto per ciò che resta

Ci siamo persi.
Ci siamo ritrovati.
E per un po',
siamo stati casa.

Questa non è una richiesta, né una risposta da trovare.
È soltanto un posto in cui lasciare vivere un ricordo.

Entra nei ricordi

Il primo capitolo

Una sera, un concerto, i Pantera

Ci siamo conosciuti a un concerto. Quella sera c'era una tribute band dei Pantera, la musica riempiva il luogo e la vita, senza che potessimo saperlo, stava mettendo sulla stessa strada due persone che avrebbero condiviso molto più di quanto avrebbero potuto immaginare.

Chissà se, in quel momento, avremmo mai potuto intuire quanto sarebbe diventato importante quell'incontro. Eravamo soltanto due ragazzi, all'inizio di una storia di cui non conoscevamo né la lunghezza né le svolte.

Non sapevamo che sarebbero passati quasi vent'anni. Non sapevamo quante cose sarebbero cambiate, quante strade avremmo percorso, quante volte la vita ci avrebbe portati lontano.

E non potevamo sapere che, guardandoci indietro, quella sera sarebbe rimasta il punto da cui tutto aveva avuto inizio.

Gli anni in mezzo

Il tempo, le distanze, il destino

Poi la vita ha fatto la vita. Ci sono stati momenti in cui le nostre strade si sono separate, periodi in cui ognuno ha continuato il proprio cammino, con esperienze, cambiamenti e tempi diversi.

Ci siamo persi e ritrovati. Ci siamo allontanati, eppure la nostra storia non è rimasta confinata in un capitolo chiuso tanti anni fa. In un modo che ancora oggi faccio fatica a spiegare, siamo tornati a incrociare le nostre vite.

Non so perché sia successo. Non ho una spiegazione capace di mettere ordine in tutto questo. A volte mi viene da pensare al destino, a quella strana trama che sembra unire certi incontri anche quando la vita prova a portarli altrove.

Forse non tutte le storie hanno una risposta chiara. Forse alcune si possono soltanto vivere, attraversare, ricordare. La nostra, nel bene e nel male, è stata una di quelle storie che il tempo ha continuato a riportare davanti a noi.

E ogni volta eravamo un po' diversi. Eravamo cresciuti, avevamo vissuto, eravamo diventati altre versioni di noi stessi. Eppure, alla fine, eravamo ancora noi due, con tutto quello che c'era stato e tutto quello che ancora poteva esserci.

Finalmente

Non più soltanto un ritorno

Dopo tanti anni, siamo riusciti a stare insieme davvero. Quattro anni in cui non eravamo soltanto una possibilità, un ricordo che riaffiorava, una strada che si incrociava per poi dividersi.

Eravamo presenti nella vita l'uno dell'altra. Avevamo il tempo di condividere le giornate, di costruire piccole abitudini, di immaginare quello che avremmo potuto diventare insieme.

E, soprattutto, avevamo trovato un po' di pace e di amore. Non la promessa che tutto sarebbe stato semplice, non la certezza che nessuna difficoltà avrebbe mai più attraversato la nostra strada. Ma qualcosa di prezioso: la possibilità di esserci, di vivere il nostro presente, di pensare che forse, dopo tutto quel tempo, avremmo potuto costruire qualcosa di nostro.

A volte penso a quanto sia strano il tempo. Per anni abbiamo conosciuto la distanza, e poi ci sono stati quattro anni in cui averti nella mia vita non era più soltanto qualcosa da sperare. Era una parte delle mie giornate.

E forse è proprio questo che rende tutto così difficile adesso: non sto piangendo soltanto qualcosa che avrei voluto vivere. Sto cercando di fare i conti con qualcosa che ho vissuto, che ho amato, che per me era diventato reale.

I nostri piccoli riti

Il venerdì era un po' nostro

Quando si pensa a una storia d'amore, vengono spontanee le grandi immagini: le promesse, i momenti indimenticabili, i progetti importanti. Ma poi ci si accorge che una parte enorme dell'amore abita in cose molto più semplici.

Per noi, per esempio, c'era il venerdì. Andavamo sempre a mangiare fuori. Era una di quelle piccole cose che diventano parte della vita senza bisogno di essere spiegate, una consuetudine che apparteneva a noi.

Forse, mentre la vivevamo, non ci fermavamo a pensare a quanto fosse preziosa. Era un momento da condividere, un'abitudine che tornava, un altro piccolo pezzo di tempo trascorso insieme.

E oggi capisco quanto possano mancare proprio queste cose. Non soltanto le occasioni speciali, ma la semplicità di sapere che sarebbe arrivato un altro venerdì. Che ci sarebbe stata un'altra cena, un altro momento nostro, un altro piccolo appuntamento con la quotidianità.

Mi mancano le cose che facevamo, ma mi manca anche la naturalezza con cui le facevamo. Mi manca sapere che certi momenti avevano ancora un posto davanti a noi.

Perché una vita insieme, alla fine, non è fatta soltanto di grandi decisioni. È fatta di tanti piccoli venerdì, di gesti che si ripetono, di momenti ordinari che diventano importanti proprio perché li condividi con la persona che ami.

Il futuro che immaginavamo

Una casa che fosse nostra

A un certo punto, il nostro futuro aveva cominciato ad avere una forma. Non era più soltanto un pensiero lontano, qualcosa da immaginare senza sapere se sarebbe mai diventato possibile. C'era l'idea concreta di una casa, di una vita da costruire insieme.

Io la immaginavo nostra. Con le nostre cose, con tutto ciò che avrebbe raccontato di noi, con quella familiarità che nasce quando un posto smette di essere soltanto quattro mura e diventa il luogo in cui puoi finalmente abbassare le difese.

Volevo che fosse un posto in cui entrambi potessimo sentirci al sicuro. Protetti. Amati. Un luogo in cui non fosse necessario essere sempre forti, in cui poter essere semplicemente noi stessi, con le nostre giornate belle e quelle difficili.

Non immaginavo soltanto una casa da abitare. Immaginavo una quotidianità da condividere. Le nostre cose, i nostri spazi, le nostre abitudini. La possibilità di tornare nello stesso posto e sapere che, almeno lì, avremmo potuto sentirci a casa entrambi.

E adesso fa male pensare a quel futuro. Fa male perché era diventato qualcosa in cui avevo cominciato a credere davvero. Non era soltanto un sogno romantico: per me era il passo successivo di una storia che aveva attraversato così tanti anni.

Non so se quella casa esisterà mai nella forma in cui l'avevo immaginata. Oggi non ho una risposta. So soltanto che, quando la pensavo, non vedevo soltanto un posto. Vedevo noi due, finalmente liberi di costruire una vita senza doverci chiedere quando sarebbe arrivato il prossimo addio.

Adesso

Un'altra distanza, un'altra attesa

E poi arriva il presente. Quello che non avevo immaginato così, quello in cui mi ritrovo a cercare di capire come si faccia a convivere con l'assenza di una persona che, fino a poco tempo prima, faceva parte dei propri pensieri sul futuro.

Mi manchi. Mi manca il tuo sorriso, mi manca la tua voce, mi manca starti vicino. Mi mancano i nostri momenti, le piccole cose che erano diventate nostre, le conversazioni e i progetti che ci permettevano di guardare avanti.

Mi manca perfino quella sensazione di avere qualcosa da costruire insieme. La possibilità di pensare a domani e di immaginarti dentro quel domani, non come un ricordo, ma come una persona con cui condividerlo.

Oggi non so che cosa ci sarà dopo questo momento.

Posso soltanto riconoscere quello che siamo stati, quello che abbiamo vissuto e quanto profondamente questa storia abbia fatto parte della mia vita.

Ci siamo incontrati quando eravamo ragazzi.
La vita ci ha cambiati, allontanati, riportati vicini.
E per quattro anni, siamo stati davvero noi.
Non è poco. Non lo sarà mai.

Non so bene da dove cominciare.

Forse dalla cosa più semplice, quella che continua a tornarmi in mente anche quando provo a pensare ad altro: mi manchi.

Mi manca il tuo sorriso. Mi manca la tua voce. Mi manca starti vicino, condividere le piccole cose, trascorrere del tempo insieme senza dover aspettare un'occasione speciale. Mi mancano i nostri momenti, le nostre abitudini, quel modo in cui alcune cose erano diventate semplicemente parte della nostra vita.

Mi manca il venerdì. Mi manca sapere che saremmo andati a mangiare fuori, come facevamo sempre. Una cosa così semplice, forse perfino banale se raccontata a qualcuno che non ci conosce. Eppure, per me, dentro quella piccola abitudine c'era qualcosa di grande: c'era il nostro tempo, c'era la possibilità di ritrovarci ancora una volta, c'era un pezzetto di vita che apparteneva a noi.

È strano scoprire quanto spazio possano occupare le cose normali quando non sai più se torneranno. Non sono soltanto i ricordi importanti a fare male. A volte sono proprio quelli più piccoli: le cose che non avevi bisogno di fotografare, di celebrare o di raccontare, perché pensavi che avresti avuto altre occasioni per viverle.

E poi mi manca il futuro.

Mi manca poter fare progetti con te. Mi manca immaginare quello che avremmo potuto costruire, parlare di ciò che sarebbe venuto dopo, pensare che i nostri giorni avrebbero potuto prendere una forma nuova. Mi manca quella possibilità che, dopo tanti anni, aveva cominciato a sembrare finalmente qualcosa di concreto.

Penso alla casa che immaginavo nostra. La vedevo come un posto in cui mettere le nostre cose, ma soprattutto come un posto in cui sentirci al sicuro. Entrambi. Un luogo capace di accoglierci per quello che siamo, di farci sentire protetti e amati, senza dover dimostrare continuamente qualcosa.

Non sognavo soltanto di condividere uno spazio. Sognavo la tranquillità di una vita insieme. L'idea di poter costruire, giorno dopo giorno, qualcosa che fosse nostro. Una casa che non fosse perfetta, una vita che non fosse priva di difficoltà, ma un posto in cui affrontarle sapendo di poter essere vicini.

Forse è questo che mi fa più male: aver cominciato a sentire quel futuro vicino e ritrovarmi adesso a non sapere più dove collocarlo. Avevo dato spazio a quell'immagine dentro di me. Avevo cominciato a immaginare come sarebbe stato trasformarla in realtà. E ora devo imparare a stare in questo presente, in cui tante cose che avevo pensato insieme a te sono rimaste senza una risposta.

Quando penso a noi, penso anche a quanto sia lunga la strada che ci ha portati fin qui. Ci siamo conosciuti a un concerto, durante una serata di tributo ai Pantera. Eravamo ragazzi e non potevamo sapere che quell'incontro sarebbe diventato l'inizio di una storia capace di attraversare quasi vent'anni.

In tutto questo tempo siamo cambiati. La vita ci ha portati in direzioni diverse, ci sono stati allontanamenti e ritorni, momenti in cui non eravamo insieme e momenti in cui ci siamo ritrovati. Non so spiegare davvero perché. A volte penso al destino, ma non ho una risposta che riesca a contenere tutto quello che siamo stati.

So soltanto che, in un modo o nell'altro, le nostre strade si sono incrociate ancora. E che negli ultimi quattro anni abbiamo avuto qualcosa che, per me, vale moltissimo: la possibilità di esserci davvero.

Abbiamo trovato un po' di pace e di amore. Abbiamo avuto le nostre piccole cose, i nostri momenti, i nostri venerdì. Abbiamo potuto immaginare un futuro che non fosse soltanto un pensiero lontano. E io non voglio che il dolore di oggi cancelli la bellezza di quello che abbiamo vissuto.

Perché tu, per me, non sei soltanto la persona che oggi mi manca. Sei anche la persona che ho conosciuto da ragazzo, quella che ho ritrovato lungo il cammino, quella con cui ho condiviso questi ultimi anni e con cui ho cominciato a immaginare una casa.

Amo la tua dolcezza. La tua sensibilità. Il tuo modo altruista di essere. Sono parti di te che porto con me e che non hanno bisogno di essere trasformate in grandi dichiarazioni per avere valore.

Ci sono cose di una persona che impari a riconoscere nel tempo, al di là delle parole. E quando qualcuno è stato importante per così tanti anni, non riesci a racchiuderlo in una sola definizione, in un solo ricordo, in un solo momento.

Tu, per me, sei una storia lunga quasi vent'anni. Sei il ricordo di come tutto è cominciato e la realtà di ciò che abbiamo vissuto molto tempo dopo. Sei le cose che abbiamo condiviso, i progetti che abbiamo fatto, la speranza di una casa che fosse finalmente nostra.

E sei anche questo presente difficile, in cui devo imparare a rispettare una distanza che non avrei voluto e a convivere con domande alle quali non so rispondere.

Non scrivo queste parole con uno scopo preciso, le scrivo perché ho bisogno di dare un posto a tutto questo. Perché ci sono sentimenti che non scompaiono soltanto perché non sai dove metterli. Perché non voglio fingere che questi quattro anni siano stati poco..

Vorrei ricordarmi anche la felicità. Vorrei ricordare che, dopo tanto tempo, siamo riusciti a stare insieme. Che abbiamo avuto una quotidianità, delle abitudini, dei progetti. Che per un tratto di strada abbiamo potuto immaginare un futuro comune e credere nella possibilità di costruirlo.

Ti ho amata dentro tante versioni della mia vita. Quando eravamo ragazzi e tutto doveva ancora cominciare. Negli anni in cui le nostre strade hanno preso direzioni diverse. E in questi ultimi quattro anni, in cui ho potuto condividere con te una parte importante della mia quotidianità.

Non so se esista una parola capace di spiegare tutto questo. Non so se sia stato destino, se sia stata la vita o semplicemente il modo in cui le nostre strade si sono incontrate e separate tante volte. So che è successo. So che ci siamo stati. So che quello che ho provato è stato vero.

E se oggi mi manchi così tanto, è perché non mi manca soltanto un'idea di te. Mi manchi tu. La tua voce, il tuo sorriso, la tua presenza. Mi mancano le cose che facevamo e quelle che speravo avremmo fatto ancora. Mi manca la possibilità di guardare avanti e vederti accanto a me.

Forse, per adesso, devo imparare a lasciare che queste parole rimangano qui. Senza chiedere loro di darmi risposte che non possono darmi.

Voglio soltanto che, quando il tempo avrà cambiato il modo in cui guardo a questo momento, io possa tornare qui e ricordare che cosa abbiamo significato l'uno per l'altra.

E che, qualunque cosa ci riservi la vita, questi anni non sono stati soltanto tempo trascorso. Sono stati una parte della mia storia. Una parte che non voglio negare, né ridurre al dolore di oggi.

Grazie per questi quattro anni insieme. Per le piccole cose che erano soltanto nostre. Per i venerdì, per i progetti, per la possibilità di immaginare una casa. Per aver condiviso con me un tratto così importante del nostro cammino.

E grazie anche a quel ragazzo che, tanti anni fa, ti ha incontrata a un concerto senza sapere che quella sera sarebbe rimasta legata a una storia tanto lunga. Se potessi raccontargli tutto quello che sarebbe successo, forse non riuscirebbe nemmeno a crederci.

Io oggi non so dove ci porterà la strada. Ma so che quella storia è esistita.

Con tutto quello che resta,
io.

Non so che cosa ci riserverà il futuro.
So che quello che abbiamo vissuto
non è stato poco. Non è stato niente.
Ci sono cose che meritano di essere ricordate per intero.

Capitolo III

Quasi vent'anni.
Una strada lunga.
E una parte di me
ti riconoscerà sempre.

Ci siamo incontrati da ragazzi, in una sera che non poteva raccontarci nulla di ciò che sarebbe venuto dopo. La vita ci ha cambiati, allontanati e riportati vicini. Per quattro anni abbiamo condiviso una parte importante del nostro cammino e immaginato una casa che fosse nostra.

Oggi non so quale forma prenderà il futuro. Non voglio decidere al suo posto, né fingere di conoscere ciò che ancora non conosco. Lascio qui questa storia per ricordare che è accaduta, che è stata importante e che merita di essere custodita senza trasformarla in una richiesta o in una promessa.

Perché non tutto ciò che amiamo possiamo tenerlo vicino come vorremmo. Ma ciò che abbiamo vissuto, le persone che siamo stati e il bene che abbiamo provato fanno parte della nostra storia.

E questa, comunque vada, è stata anche la nostra.